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L’anno all’estero è sicuro? Chi segue i ragazzi e cosa succede se qualcosa va storto

IN SINTESI

In breve

  • Attorno a ogni ragazzo ci sono sei figure: organizzazione italiana, partner locale, coordinatore locale, scuola, counselor scolastico e famiglia ospitante.
  • Negli Stati Uniti il programma di scambio J-1 segue regole federali su come si selezionano le famiglie e su cosa deve fare il coordinatore.
  • I problemi più comuni sono piccoli (nostalgia, attriti in famiglia, un’influenza) e hanno procedure note, compreso il cambio di famiglia.
  • Empowering Students offre assistenza in loco e in Italia 7 giorni su 7.
  • La sicurezza si prepara anche prima di partire: regole chiare, aspettative realistiche, un patto su come e quanto sentirsi.

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Con un’organizzazione seria, sì: un anno all’estero è un’esperienza protetta. Vostro figlio fa l’anno all’estero da solo, ma non è solo: entra in una rete di persone con compiti precisi: una famiglia che lo ospita, una scuola che lo conosce, un coordinatore locale che risponde al telefono e un’organizzazione in Italia che tiene il filo con voi. Il rischio zero non esiste, nemmeno a casa. Quello che conta è sapere in anticipo chi interviene, quando e come.

Chi è responsabile di vostro figlio, giorno per giorno

La domanda da cui partire è semplice: «Se succede qualcosa alle due di notte, chi chiamo?». La risposta è una catena, non una persona sola.

L’organizzazione italiana. È il vostro interlocutore. Vi prepara prima della partenza, raccoglie i documenti, sceglie il partner nel Paese e resta il punto di riferimento per tutto l’anno. Con Empowering Students l’assistenza è attiva in loco e in Italia 7 giorni su 7.

Il partner locale. È l’ente del Paese di destinazione che gestisce il programma sul posto: trova e controlla le famiglie, iscrive i ragazzi a scuola, nomina i coordinatori.

Il coordinatore locale. È la persona che vive vicino a vostro figlio e lo incontra di persona. Fa da ponte tra ragazzo, famiglia e scuola, e interviene quando qualcosa non va.

La scuola. Applica le sue regole come per tutti gli altri iscritti e di solito ha un referente per gli studenti internazionali.

Il counselor scolastico. È il docente che a scuola segue l’orientamento e il benessere degli studenti: aiuta vostro figlio a scegliere le materie, tiene d’occhio come va e può essere il primo a cui rivolgersi se qualcosa non va.

La famiglia ospitante. È responsabile della vita di tutti i giorni: pasti, orari, spostamenti, salute. Non sostituisce voi, ma per un anno fa le veci di un genitore. Per capire come funziona la convivenza, leggete la nostra guida su come si vive in una host family.

Come vengono scelte e controllate le famiglie ospitanti

Una famiglia ospitante non si improvvisa. In genere la selezione passa da una domanda scritta, da un colloquio, da una visita a casa e da referenze di persone che conoscono la famiglia. Poi c’è l’abbinamento: è la famiglia ospitante a scegliere lo studente, tra i profili che il partner le propone (interessi, abitudini, allergie, animali, religione). La famiglia italiana non sceglie la famiglia ospitante.

Negli Stati Uniti: le regole del programma J-1

Per lo scambio scolastico negli Stati Uniti con visto J-1 le regole non le decide l’organizzazione: le fissa il Dipartimento di Stato americano. Le trovate nel regolamento federale 22 CFR 62.25, dedicato agli studenti delle scuole superiori, e sul sito ufficiale j1visa.state.gov. In sintesi, prevedono che le famiglie siano verificate prima dell’abbinamento, con controlli sui precedenti degli adulti di casa, un colloquio di persona con tutti i membri della famiglia e due referenze, e che la casa riceva una visita nei primi due mesi dopo l’arrivo dello studente. Prevedono anche che ogni studente abbia un coordinatore locale che lo segue durante l’anno e che lo sponsor (l’ente americano autorizzato a gestire il programma) risponda del suo operato.

I dettagli (tempi, distanze, frequenza dei contatti) sono scritti nel regolamento: chiedete all’organizzazione di mostrarvi come li applica il suo partner.

Negli altri Paesi

Altrove la selezione è affidata al partner locale, secondo le regole del Paese. Le domande da fare sono le stesse: chi visita la casa, chi controlla gli adulti, chi segue il ragazzo dopo l’arrivo.

Assicurazione e regole: cosa firmate prima di partire

L’assicurazione sanitaria

Nel Classic Exchange volo e assicurazione sono inclusi. Che sia inclusa o da acquistare a parte, la polizza va letta prima di firmare. Le domande utili sono queste:

  • Quali sono i massimali per spese mediche, ricovero e rimpatrio sanitario?
  • Le spese vengono pagate direttamente o vanno anticipate e poi rimborsate?
  • Sono coperte le condizioni già esistenti, come asma, allergie, terapie in corso?
  • Sono coperti gli sport praticati a scuola, le cure dentistiche urgenti, la responsabilità civile?

Per i Paesi dell’Unione europea portate comunque la Tessera europea di assicurazione malattia, che compare sul retro della tessera sanitaria. Se vostro figlio prende farmaci regolarmente, fatevi scrivere dal medico una relazione in inglese con il principio attivo, non solo il nome commerciale.

Le regole e cosa succede se non vengono rispettate

Ogni programma di scambio ha un regolamento che ragazzo e genitori firmano prima della partenza. Alcune regole sono quasi ovunque le stesse: niente alcol né droghe, niente guida di auto o moto, nessun viaggio senza autorizzazione, rispetto degli orari e delle regole di casa. Negli Stati Uniti, per esempio, l’età minima per bere alcolici è molto più alta che in Italia, e una festa «normale» per un sedicenne italiano può diventare un problema serio.

Quando una regola non viene rispettata, di solito si procede per gradi: un colloquio con il coordinatore, un avvertimento scritto, un periodo di prova con impegni precisi. Nei casi gravi il programma può concludersi in anticipo, con il rientro in Italia. Leggete con attenzione cosa prevede il contratto in quel caso, anche per le spese del volo di rientro.

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Parlatene con vostro figlio prima, con calma. Le regole non servono a punire: proteggono lui e il suo visto.

Se qualcosa va storto: i casi più comuni

La nostalgia

È il «problema» più frequente e anche il più prevedibile. Spesso arriva dopo l’entusiasmo dei primi tempi, quando la novità finisce e la lingua stanca, oppure vicino alle feste. Nella maggior parte dei casi passa. Il coordinatore è abituato a riconoscerla e a gestirla insieme alla famiglia.

Troppi contatti con l’Italia

Sentire spesso genitori e amici in Italia sembra un aiuto, ma può rallentare l’ambientamento: la testa resta a casa e la nuova vita fatica a partire. Per questo alcuni programmi chiedono agli studenti di limitare chiamate e videochiamate con l’Italia, a volte a circa un’ora a settimana, soprattutto nei primi mesi. Non è una punizione: serve a lasciare spazio alla famiglia ospitante, alla scuola e ai nuovi amici.

Quando con la famiglia non funziona

Può capitare che ragazzo e famiglia non si trovino: abitudini troppo diverse, poca comunicazione, aspettative sbagliate. Il primo passo è parlarne con il coordinatore, che ascolta tutti e prova a mediare. Se la situazione non migliora, si può arrivare al cambio di famiglia. Non è un fallimento e non è raro: è una procedura prevista. Nel Classic Exchange, se in zona non c’è un’altra famiglia disponibile, il cambio può comportare anche il trasferimento in un’altra zona del Paese (negli Stati Uniti anche in un altro Stato) e quindi in un’altra scuola. Con Select in Famiglia, invece, la scuola resta la stessa: cambia solo la famiglia.

Malattia o infortunio

La famiglia ospitante accompagna il ragazzo dal medico, il coordinatore viene informato e voi siete avvisati. L’assicurazione interviene secondo la polizza: tenete a portata di mano, già prima di partire, il numero della centrale operativa.

Le emergenze vere

Incidenti, eventi naturali, situazioni che richiedono una decisione rapida: qui conta che la catena funzioni a qualsiasi ora. L’assistenza 7 giorni su 7, in loco e in Italia, serve proprio a questo. Vi consigliamo anche di registrare il viaggio sul sito della Farnesina «Dove siamo nel mondo», che permette all’Unità di crisi di sapere chi si trova in un Paese in caso di emergenza.

Se è il programma a saltare

Può succedere, per motivi che non dipendono da voi: visti, salute, decisioni del partner. Abbiamo scritto una guida apposta su cosa fare se l’anno all’estero viene annullato.

Da casa: contatti, preparazione e segnali da osservare

Quanto chiamare

Con gli Stati Uniti, il Canada o l’Australia il fuso orario conta: tra voi e lui ci sono parecchie ore di differenza. Il momento per sentirsi va deciso prima della partenza.

Il nostro consiglio, nei primi mesi, è un appuntamento fisso e non troppo frequente, per esempio una videochiamata a settimana, più messaggi brevi quando serve. I ragazzi che sentono casa ogni sera spesso faticano di più ad ambientarsi: la testa resta in Italia e la famiglia ospitante resta «estranea». Se il programma fissa un limite ai contatti, rispettatelo anche voi: vale per i genitori quanto per il ragazzo.

Quando vostro figlio vi racconta un problema, ascoltate prima di agire. Spesso vuole solo sfogarsi e il giorno dopo è già passato. Se il problema resta, la strada giusta è il coordinatore o la nostra assistenza, non una telefonata diretta alla famiglia ospitante.

Come preparare vostro figlio e cosa osservare

La preparazione è il miglior sistema di sicurezza. Prima di partire:

  • fategli gestire da solo qualche situazione pratica: una prenotazione, un appuntamento dal medico, un viaggio in treno;
  • ripassate insieme il regolamento e chiedetegli cosa farebbe in tre o quattro situazioni concrete;
  • salvate sul suo telefono i numeri di coordinatore, assistenza e assicurazione, e tenetene una copia su carta;
  • fate una copia digitale di passaporto, visto e polizza.

Durante l’anno gli alti e bassi sono normali. Alcuni segnali, però, meritano attenzione se durano più di qualche giorno: silenzi lunghi e insoliti, voti che crollano, cambiamenti nel sonno o nell’appetito, la richiesta insistente di tornare, la reticenza a parlare della famiglia o di certe persone. In questi casi non aspettate: segnalatelo all’organizzazione.

Angolo italiano: la scuola in Italia non sparisce

La sicurezza riguarda anche il rientro. Il periodo all’estero è riconosciuto: al ritorno il consiglio di classe valuta il percorso sulla base della documentazione della scuola straniera, come indica la nota ministeriale 843/2013, e può prevedere un colloquio o prove integrative. Tenere un contatto con il coordinatore di classe durante l’anno aiuta: sapere quali programmi recuperare evita sorprese a settembre. Tutti i passaggi sono nella nostra guida completa al quarto anno all’estero.

Come scegliere un’organizzazione seria: le domande da fare

Al primo colloquio non abbiate paura di fare domande dirette:

  1. Chi è il partner nel Paese e da quanto tempo lavorate insieme?
  2. Come vengono selezionate e visitate le famiglie ospitanti?
  3. Chi è il coordinatore locale e quanti ragazzi segue?
  4. Che numero chiamo di notte o nel fine settimana, e chi risponde?
  5. Cosa copre l’assicurazione, con quali massimali?
  6. Come funziona il cambio di famiglia e quanto tempo richiede?
  7. Cosa succede, anche economicamente, in caso di rientro anticipato?

Empowering Students ha sede a Milano e ha fatto partire oltre 2.700 ragazzi. Trovate tutte le destinazioni nella pagina dedicata all’anno all’estero.

Domande frequenti

A 15 anni è troppo presto per un anno all’estero da solo?

I nostri programmi scolastici si rivolgono a ragazzi tra i 14 e i 18 anni, ma ogni Paese e ogni programma ha i suoi limiti di età: negli Stati Uniti, per esempio, quelli dello scambio J-1 sono fissati dal Dipartimento di Stato. Più dell’età conta la maturità del ragazzo: ne parliamo apertamente al colloquio.

Possiamo andarlo a trovare durante l’anno?

Dipende dal regolamento del programma. In molti casi le visite dei genitori sono sconsigliate nei primi mesi, perché interrompono l’ambientamento. Nel Classic Exchange negli Stati Uniti e in Francia sono proprio vietate, salvo alla fine del programma. Chiedete sempre prima all’organizzazione.

Possiamo scegliere noi la famiglia ospitante?

No, in nessun programma: è la famiglia ospitante a scegliere lo studente, tra i profili che il partner le propone. Con Select in Famiglia scegliete la scuola, e la famiglia ospitante viene trovata nella zona della scuola.

E se non si trova bene in famiglia?

Si parla subito con il coordinatore, che media tra le parti. Se non basta, si valuta il cambio di famiglia, che è una procedura prevista dal programma. Nel Classic Exchange il cambio può voler dire anche cambiare zona e scuola; con Select in Famiglia la scuola resta la stessa.

Parliamone di persona

Ogni ragazzo è diverso, e ogni genitore ha le sue domande. Al colloquio iniziale, gratuito, vi spieghiamo chi seguirà vostro figlio nel Paese che avete in mente e rispondiamo a tutto, anche alle domande scomode. Prenotate un colloquio con il nostro team.

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